mercoledì 27 febbraio 2013

La tetta dello scandalo


Risale a questi giorni la notizia di un evento che ha dello sconcertante: una mamma (che ho conosciuto e accompagnato fin dai primi mesi della gravidanza) è stata trattata in malo modo dal barista di un locale di Meda, in Brianza, per il semplice fatto di aver osato allattare al seno la sua bambina all'interno del locale. La cosa, a detta del barista, non era gradita. Il gruppo di amiche non è stato invitato ad abbandonare il locale (tra l'altro, vuoto), ma è comprensibile il clima che ne è subito scaturito: le mamme non si sono più sentite libere di poter allattare, di poter nutrire i bambini affamati, i quali, giustamente, hanno iniziato a protestare. 
Per colpa di una pubblica dimostrazione di grande ignoranza e presunto pudore, sono le mamme, ed ovviamente anche i bambini, a rimetterci.

Più di una volta mi è capitato di sentire donne e uomini - anche e soprattutto madri e padri di famiglia - lamentarsi di un certo fastidio provocato in loro dalla vista di una donna che si scopre il seno in pubblico per allattare. Ma se una cosa NORMALE mi da fastidio, non sono io ad avere un problema da risolvere, piuttosto che gli altri?

Ci tengo a chiarire una cosa: una donna che allatta non sta facendo topless in spiaggia (cosa di cui, tra l'altro, nessuno si scandalizzerebbe), non sta con le tette al vento se non per quell'istante in cui il bambino, magari, si stacca dal seno per girarsi, distrarsi, finire, o fare altro. L'obiettivo non è mettere in mostra il davanzale. Per chi non lo sapesse, una donna che allatta ha davanti al seno - e dunque al capezzolo - la testa di un bambino. I centimetri di pelle che effettivamente si vedono, dunque, non possono certamente essere di più di quelli della sventolona di turno che frequenta lo stesso bar "no allattamento" indossando una camicetta scollata o un top striminzito. Sfido qualsiasi barista ad intimare ad una signorina simile di allontanarsi dal locale, o a mostrare la propria "mercanzia" in un altro bar.

A costo di essere ripetitiva e scontata fino alla nausea, vorrei ricordare l'enorme quantità di immagini di tette a cui siamo sottoposti tutti i giorni: tv, internet, giornali, pubblicità, moda... anche con intenti esplicitamente erotici. Da quando siamo così pubblicamente votati al falso moralismo?


Se state pensando che non c'è bisogno di specificare queste cose alquanto banali e palesi, ripensateci. Se pensate che quanto accaduto in questo locale sia un caso isolato, ricredetevi. In Italia - e non solo - le donne che allattano al seno in pubblico vengono spesso additate, guardate male, trattate peggio, insultate, discriminate. 

Ci tengo a specificare che non esiste alcuna normativa che vieti alle donne di allattare in pubblico. L'allattamento al seno, anzi, è incoraggiato da tutte le Linee Guida naizonali ed internazionali relativamente alla salute della donna dopo il parto e circa l'alimentazione del neonato, e in questo si comprende anche l'allattamento in pubblico. Essere sfamati è un diritto di ogni bambino. Essere portati al seno per qualsiasi motivo - dal bisogno di cibo alla coccola - è un sacrosanto diritto di ogni bambino allattato al seno. Se questa vista vi disturba, voltatevi dall'altra parte. I vostri commenti teneteveli per voi, perché se esiste la libertà di pensiero (e nessuno ha intenzione, qui ed ora, di prendersi cura dei vostri problemi di fastidio a riguardo) esiste anche la libertà d'azione. E se la vostra libertà di pensiero si traduce in giudizio, in grado di minare e limitare la libertà altrui, cessa di essere un problema solo vostro, e diventa purtroppo un problema di molti, potenzialmente di tutti. 

domenica 24 febbraio 2013

Il corpo nella Danza

Avevo davvero voglia, quest'anno, di tornare a studiare. Oltre ai brevi corsi di formazione, era mio desiderio dedicarmi ad un percorso più lungo, impegnativo, grande. Così, ho passato settimane, mesi, a cercare su internet qualcosa che facesse al caso mio, che potesse interessarmi e stimolarmi, e che potesse anche combaciare con i miei impegni lavorativi.
Ho passato in rassegna non so quanti siti di quante università, scritto email a scuole private, contattato professionisti e professori. C'erano alcuni master e corsi che continuavo a riguardare, con particolare interesse, continuando a pensarci, come un chiodo fisso, ma senza decidermi realmente.
Nel periodo delle mie ricerche, l'esperienza di lavoro corporeo che avevo iniziato con le donne in gravidanza dei miei corsi continuava ad arricchirmi in un modo del tutto speciale, mi donava linfa vitale nonostante ogni volta, dopo ogni incontro, tornassi a casa stanchissima, ma inspiegabilmente piena di energia.

Forse fu anche per questo che quando lo trovai, capii subito che questo corso faceva al caso mio: Formazione Italiana Danzaterapia Operatori Nascita metodo Maria Fux.
"Wow, che meraviglia...eccolo, è proprio lui!", pensai in preda alla più rivelatrice delle epifanie, senza assolutamente capirne il motivo, ma sentivo che era proprio così. Chiesi due informazioni pratiche, e mi iscrissi.

A chi oggi mi chiede cosa faccio durante i seminari, durante il corso, durante gli incontri, non so rispondere. "Danziamo", potrei dire. E racchiudere Tutto e Niente in una semplice ma potente parola.

Ora mi trovo in treno, di ritorno da Pisa, location del corso. Provo a pensare a quello che è stato oggi, e ieri, ma non riesco a focalizzare, a creare un pensiero, una frase che possa spiegare, nemmeno a me stessa. Rivivo immagini e movimenti, sguardi e intese, e questo basta, perchè questo E'.

Barbara - la nostra splendida insegnante - ieri ci ha detto che "formazione" è anche e soprattutto "cambiamento", di qualsiasi forma, dimensione ed entità esso sia. E che se si intraprende un percorso di formazione, occorre essere disposti al cambiamento.
Ecco, forse, cosa faccio insieme alle mie sorelle compagne di cammino: mi trasformo, muto, cambio e ritorno, e insieme scopriamo di poterlo fare.
Perchè non sono sola.

lunedì 11 febbraio 2013

In silenzio, nella neve

Oggi nevica. Ha nevicato un po' ovunque, e qui da me è tutto coperto da venti buoni centimetri di una neve bianca e soffice. 
Tutto sommato, mi piace quando nevica. Mi piace il silenzio che naturalmente scende su ogni cosa, e cala piano, insieme ai fiocchi più grossi e pesanti. Fa quasi sparire anche il freddo.
Ogni volta che cammino nella neve, da un anno a questa parte, penso a voi. Penso al silenzio carico di emozione che mi accompagnava mentre camminavo sotto la neve per venirvi a trovare. Penso alla piccola, ancora nella pancia della sua mamma. Ripenso alle parole, ai gesti e agli sguardi, a questa amicizia speciale che mi ha reso zia di una bambina stupenda. La vostra bambina. E allora continuo a camminare nella neve, passo dopo passo, in silenzio. E mi sento felice.


mercoledì 6 febbraio 2013

Un pomeriggio con le studentesse ostetriche

Oggi è il 6 febbraio, la giornata mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili.
Ieri, in occasione di questo evento, sono stata ospitata dall'Università degli Studi di Milano-Bicocca, la mia "vecchia" scuola, per un incontro con le studentesse dell'ultimo anno del Corso di Laurea in Ostetricia, per affrontare insieme il tema delle MGF.

La prima cosa - molto professionale - che ho pensato varcando la soglia dell'aula 2 dell'edificio U8,  è stata "Minchia, che revival!". Ritornare in università, ma questa volta dall'altra parte, sedendo in cattedra e non sui banchi, devo ammetterlo, è stato strano. Ma bello. Spero di aver trasmesso qualcosa alle studentesse, anche portando loro la mia esperienza da volontaria in Africa e di ostetrica condotta che qui in Italia lavora molto con le donne migranti.

Negli occhi delle mie future colleghe mi è sembrata di scorgere una luce, una fiamma particolare, un'energia cosmica che neanche la preparazione e l'ansia per l'esame più difficile del semestre è in grado di smorzare fino in fondo. E anche se è da poco che ho lasciato l'ambiente universitario da studentessa, guardare nei loro occhi mi ha commossa. Mi hanno ricordato me stessa all'inizio dell'ultimo anno, presa, indaffarata, schizzata e ansiosa, spesso intrattabile e nervosa per via dello stress e dei ritmi a cui l'università mi sottoponeva, ma con dentro una voglia bestiale di iniziare e finire questa benedetta tesi, passare l'Esame di Stato e finalmente mettermi seriamente in gioco in prima linea, con le donne, per le donne.

Come ho detto ieri a tutte loro, io sono positiva: il periodo storico non è dei più favorevoli, le strutture ospedaliere non sono in grado di sostenere assunzioni, i tagli ai progetti e al personale gravano fortemente sulla qualità dell'assistenza, mettendo in crisi insieme le professioniste e le famiglie. Ma sono positiva. La mia Università ha introdotto novità, come le nuove possibilità di tirocinio al di fuori dell'ambito ospedaliero per assaporare l'assistenza sul territorio e a domicilio. E' un buon segno, si sta seminando. E sono certa che le ostetriche giovani, come me, e le future colleghe possano davvero essere un buon terreno fertile per nuovi frutti. Ma abbiamo anche bisogno dello sguardo e delle mani esperte delle colleghe più grandi, le "anziane": abbiamo bisogno che ci sostengano in questo cambiamento, abbiamo bisogno di essere unite, tutte, in una grande sorellanza di donne ostetriche.

sabato 26 gennaio 2013

Un salotto per le mamme brianzole

Era da un sacco che volevo farlo sul serio. In realtà è quello che sto già facendo per le mamme straniere nello SPAZIO ALLE MAMME a Parabiago insieme a Spazio Mondi Migranti. Prendermi un momento, uno spazio libero, un appuntamento da dedicare al salotto tra donne e mamme. 

Quando conosco mamme con bimbi dopo i 6 mesi, dopo l'anno, tutte mi raccontano di come, a volte, sono stati difficili i primi momenti dopo la nascita, quando si torna a casa dopo la dimissione dell'ospedale, ci si ritrova a guardarsi in tre, con una nuova persona, amata, delicata e preziosa, tra le braccia. Tra le novità di questa nuova e meravigliosa vita, occorre darsi il tempo necessario per capire e per capirsi, per accettarsi anche in quelli che gli altri definirebbero errori, per non credersi una madre degenere per aver pensato - fosse anche solo una volta e per un'impercettibile frazione di secondo - di gettare il bambino dal balcone, o di chiuderlo in lavatrice. A volte, ci vuole del tempo per comprendere di non essere pazze scoppiando a piangere senza preavviso davanti ad una pubblicità. Ci vuole pazienza e comprensione per capire che le amiche con cui uscivamo la sera, per un aperitivo o un giro per locali a Milano, quelle amiche "non ancora mamme", continueranno ad avere i loro giri, orari e abitudini di sempre, si annoieranno a sentirci parlare di allattamento, pannolini, notti insonni e tutine, saranno al lavoro o in università o a studiare in biblioteca in quelle ore del giorno in cui noi, a casa con il nostro bambino, tra un riposo e l'altro, avremmo voglia anche di un po' di tempo per noi, per stare tra donne.

Essere mamma non è solo questo, mi raccontano, e vedo. Per fortuna, è molto, molto altro. Ma a volte serve del tempo, servono occasioni, per scoprire di non essere sole, nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore, nella buona e nella "meno buona" sorte.

Almeno dalle mie parti, a quanto mi raccontano, a volte - forse troppo spesso - mancano occasioni di incontro tra mamme, al di fuori dei canonici corsi. Intendo un posto completamente open, dove poter entrare e uscire quando si vuole, portare un'amica, conoscerne di nuove, bere insieme un tè o una tisana e fare merenda con torta e biscotti. Un posto dove staccare la spina, parlare veramente di qualsiasi cosa, senza paura di essere giudicate, o di dover stare attente a come e quanto tenere o non tenere in braccio il proprio bebè. Un po' per la voglia di dar vita a tutto questo, un po' per il fatto che - diciamocelo in tutta sincerità - io AMO stare insieme alle mamme, ho deciso insieme a Giulia Mandrino, presidentessa dell'Associazione culturale Mamma prêt-a-porter di Seregno e a tutte le operatrici con cui già collaboro, di creare un punto di incontro tra mamme, anche in dolce attesa. E l'abbiamo chiamato - non a caso! - IL SALOTTO DELLE MAMME. L'unico obiettivo è quello di stare insieme. 

Dedico questo mio tempo come volontaria, sarò io ad accogliere le mamme e ad assicurarmi che tutto sia comodo, pronto e carino, a misura di mamma&bimbo. E sì, sarò con voi chiacchierare, spettegolare e tutto quello che avremo voglia di fare (sarà un momento molto rosa, tutto al femminile!), e ovviamente rispondere alle vostre domande o dubbi per quel che riguarda la maternità, se lo vorrete.

Ci incontreremo a Seregno, in via Tasso 59, il primo e il terzo mercoledì di ogni mese, dalle ore 14.30 alle ore 16.30. Non serve prenotarsi, non serve iscriversi...potete venire e andare quando e come volete! Per essere dei nostri, basta solo associarsi a Mamma pret-a-porter.

Il salotto apre mercoledì 6 febbraio... Io sarò lì, vi aspetto!


lunedì 21 gennaio 2013

Sciopero nazionale delle ostetriche italiane


12 febbraio, sciopero di ginecologi e ostetriche nelle sale parto italiane: sarà garantita comunque l'assistenza al parto delle donne in travaglio, non verranno effettuati tagli cesarei programmati e induzioni programmate, idem per visite specialistiche, ecografie ostetriche, esami. Il tutto per puntare l'attenzione su come i tagli stiano mettendo in ginocchio l'assistenza, e per le polemiche sui livelli del contenzioso medico-legale. 

Io NON CONDIVIDO e NON ADERISCO allo sciopero. Scioperare non farà altro che far ricadere i disagi di un'assistenza già in difficoltà sempre sulle stesse persone: le donne. Lascio perdere il discorso dei ginecologi e mi rivolgo alle colleghe: abbiamo bisogno di farci sentire, di far capire quanto le ostetriche sono importanti per le mamme? Bene. Invece di scioperare, invece di sparire ulteriormente da uno scenario che fa già pena in quanto a qualità dell'assistenza, invece di dire "Guardate che casino se non ci siamo noi", perché non invertire la rotta e parlare di "Guardate, insieme, cosa possiamo fare con e per le donne"? Perchè, invece di scioperare, non possiamo impegnarci, tutte insieme, nei reparti, nelle sale parto, da volontarie, per un giorno o meno, manifestando accanto alle donne, dedicandoci a loro, una per una? Non è questo che continuiamo a dire? Non è forse questo quello che vorremmo? L'assistenza one-to-one, un'ostetrica che stia con una donna, che la accompagni da vicino, che le stia davvero accanto, invece di doversi dividere tra burocrazia, emergenze, impegni, cambi di turno... Perché non tendere una mano, ed aprirci, invece di continuare lungo la strada della devozione alla chiusura? 


Penso a quelle donne la cui data del termine è intorno a questo fatidico 12 febbraio 2013. Penso che, in mezzo al consueto carico di paura, mistero, agitazione, fermento che si vive andando incontro al momento della nascita, aggiungere quella lucina-allarme dal nome "sciopero del personale delle sale parto" non aiuta. 
Penso a queste donne, e raccolgo l'idea della collega di Bergamo Nadia Rovelli, docente universitaria presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca, che suggerisce a tutte noi, ostetriche, colleghe, sorelle, di non sparire, ma anzi di esserci, oggi più che mai. Perché se c'è bisogno di farci sentire, se c'è bisogno di far capire cosa possiamo fare e cosa vorremmo fare se ne avessimo le possibilità, se ci fossero date condizioni di lavoro più dignitose...se c'è bisogno di alzare la testa e illuminare gli animi e le coscienze, non è sparendo dalla circolazione incrociando le braccia sul petto per 24 ore che lo si fa.

Scioperare il 12 febbraio non farà bene alle persone che vorremmo o che dovremmo proteggere. Scioperare non farà altro che far arrivare Natale due volte, quest'anno.

sabato 12 gennaio 2013

Scegliere


Oggi è una di quelle giornate dal chiodo fisso. Il mio chiodo fisso di oggi è quello della scelta. 
Nella mia professione, accanto a donne, madri, padri, famiglie, mi capita quotidianamente di parlare di scelte, proporre alternative, valutare strade, e cercare di guidare e condurre per mano nel modo più neutrale possibile, limitandomi a fornire informazioni, e provando insieme a chi mi sta di fronte a setacciare le possibilità e ricercare la scelta migliore per loro in quel momento, quella che magari non andrebbe assolutamente bene per un'altra coppia, ma che per loro sembra essere proprio speciale. Perché possano avere la loro chance per essere felici. Perché possano veramente sentirsi attivi e viversi, partecipi e consapevoli, nel percorso di diventare genitori.

Nella vita di ogni giorno, tutti noi ci troviamo di fronte a delle scelte: facili, difficili, impossibili, interessanti, pessime, invidiabili, inevitabili.
Nella mia piccola vita da ostetrica, mi sono trovata nelle condizioni di fare piccole grandi scelte, insieme professionali e di vita.

Oggi io sono una libera professionista. In realtà, è quello che sono sempre stata, fin da subito, dopo la laurea, dopo l'Africa.
Per me, e solo per me, per il mio cuore e per la mia testa, questo è il mio miglior modo possibile di essere ostetrica. Nel dire questo, lungi da me qualsiasi tipo di giudizio. Non si tratta di fare distinzioni, dare meriti o demeriti tra chi lavora come dipendente in ospedale o in consultorio e chi svolge la libera professione. Si tratta di collaborare, ognuno a modo proprio, ognuno secondo i propri canali e le proprie possibilità, a rendere migliore il mondo dell'assistenza alla genitorialità. Ampliare le possibilità, migliorare i servizi, ponendo al centro sempre la coppia e la famiglia, il loro benessere, le loro scelte.
Ognuno deve essere prima di tutto onesto con se stesso e seguire il proprio percorso, trovare la propria dimensione. E' importante poter trovare una modalità, la propria modalità che consenta ad ogni singola ostetrica di esprimersi al massimo e al meglio, per essere quella meravigliosa compagna e guida che tutte le mamme, i papà e i bambini vorrebbero incontrare.

Personalmente, la realtà ospedaliera non ha mai fatto al caso mio. Già dal tirocinio universitario (che ho amato, e non ringrazierò mai abbastanza l'ospedale San Gerardo di Monza e le sue ostetriche per quello che ho imparato) sentivo che qualcosa non andava. Una sorta di feeling mal riuscito, nonostante il buon rapporto con le ostetriche, il grande impegno e i buoni risultati sul campo concretizzatisi in grandi felicità, soddisfazioni e valutazioni delle tutor sempre positive.
La routine era la prima cosa che faticavo a sopportare. Ed inevitabilmente, lavorando in una struttura, sia essa un ospedale o un ufficio, la routine è importantissima, e va rispettata per ottimizzare le risorse e migliorare la qualità. Io, però, non mi sentivo padrona del mio tempo. Detestavo il mare di scartoffie ed obblighi burocratici a cui badare, dal momento che questo sottraeva tempo ed energie a quello che avrei voluto fare di più: stare con le mamme e i loro bambini. 
Mi dispiaceva poi dover finire il turno e sapere che se fossero stati dimessi durante un mio riposo, non avrei mai più saputo nulla di loro. Mi sembrava così strano aver condiviso qualcosa di così grande e bello, e finire inevitabilmente col perdersi per sempre, perdere nella mia mente il suono della loro voce, l'immagine dei loro volti emozionati, il profumo dolce del loro bambino. E sicuramente anche i loro nomi. Mi faceva impazzire l'idea che, un giorno, camminando per il centro di Monza, avrei potuto incontrarli, non riconoscerli, o magari fingere di non conoscerli, forse per noia o per pigrizia. E viceversa. 
Così, per tentare di ingannare la mia pessima memoria, iniziai a tenere un piccolo registro segreto delle nascite che assistevo. Provavo ad annotare tutto, comprese le mie emozioni. Ma scrivere in maniera forzata, sotto "dettatura", fosse anche di me stessa, non è da me. Non rendeva. Abbandonai il progetto poco dopo.
Di quelle nascite assistite, mi è rimasta sicuramente l'esperienza, e l'emozione generale, confusa, di tutte, con qualche storia e immagine particolare che spicca a caratteri più limpidi in mezzo alle altre.

La mia memoria è un flop totale. Ricordo bene quel che devo fare, appuntamenti, promemoria e tutto, che quasi potrei non avere un'agenda. Ricordo le cose che ho studiato e che mi aiutano nella professione. Ricordo benissimo i testi delle canzoni e delle poesie. Non sono capace di ricordare le date, e puntualmente dimentico il compleanno di qualcuno. In realtà ricordo solo il mio, quello dei miei genitori, mio fratello, il mio moroso. Fatico a ricordare gli eventi, i volti, le persone, i nomi. Anche le esperienze più belle ed emozionanti, nella mia mente sono spesso destinate a sbiadire, come i contorni di una foto di molto tempo fa. Gli avvenimenti si confondono, i confini sfumano. Le storie reali, almeno per il tempo in cui le vivo, voglio che siano totali. Totalmente piene, cariche, luminose. Non mi piace accontentarmi. I ricordi si affievolirebbero ancor prima.

La mia memoria è un flop totale, ma c’è un luogo nel mondo che sembra essere immune alla sua corrosione: l’Africa, la casa delle esperienze più forti ed accecanti.
Dopo altri due periodi di volontariato, conseguita la laurea, a gennaio finalmente partii realizzando il sogno di una vita: fare l’ostetrica in Africa. Per la precisione, tornai ancora una volta in Kenya, accompagnata da due colleghe con cui avevo condiviso il duro periodo degli studi universitari.
Dal punto di vista professionale, e non solo, l’Africa mi ha posto di fronte ad un grande bivio. A pochi giorni dalla conclusione del terzo mese di permanenza, mentre ci apprestavamo a vivere l’ultimo, intenso periodo di lavoro, arrivò la chiamata che segnò il nostro destino. Per un’inspiegabile ragione, nonostante le raccomandazioni di non considerare la nostra presenza prima della data del nostro effettivo rientro in Italia, fummo contattate dall’ospedale per coprire un posto di lavoro a tempo determinato. La prima a cui toccò la patata bollente fui io, poiché più in alto in graduatoria delle tre. Chiamarono il 6 aprile, giorno della vigilia del mio compleanno. Mi sembrava un complotto, una beffa, un assurdo e quanto mai perfido scherzo del destino. Il giorno prima dei festeggiamenti mi si poneva di fronte alla scelta di abbandonare il progetto di quello che era, per me, il sogno di una vita intera, un qualcosa, un desiderio o un richiamo le cui origini nemmeno mia madre ricorda, in cambio di un ambito posto di lavoro che mi avrebbe permesso per molti mesi di fare esperienza, imparare, guadagnare. Avevo ventiquattro ore di tempo per decidere. Già, perché non presi subito la decisione.

Passai ventiquattro ore a parlare da sola, delirare, imprecare, cercare consiglio e rifugio in mia madre e in mio padre, con la sensazione di avere una bomba sotto al culo, pronta ad esplodere al minimo cenno di insicurezza.

Dopodiché, decisi. O meglio, con l’aiuto da casa, trovai il coraggio per rendere nota la mia decisione, metterla nero su bianco, e comunicarla all’ospedale. Rifiutai quel posto di lavoro. Non volevo andarmene e abbandonare il lavoro che avevo da fare, non volevo lasciare l’Africa, non volevo tradire il mio sogno, nonostante la partenza sarebbe stata di lì a un mese.
Mi sentivo sollevata. Mi sentivo un po’ folle, probabilmente completamente incosciente. Ma ero felice. E del resto, mi dicevo, non avevo una famiglia da mantenere, un lavoro l’avrei trovato comunque, prima o poi.
E, diciamocelo, la voglia di accettare un posto di lavoro in quell’ospedale che conoscevo già a menadito non era nulla di che. Iniziai a chiedermi per quale motivo avessi fatto il colloquio prima di partire.

Così, dopo la mia rinuncia, la palla rimbalzò all’altra collega, che accettò di tornare in Italia.
Poco tempo dopo, per questioni personali, anche l’altra collega decise di tornare prima del tempo, ed io rimasi sola, un po’ impaurita, delusa e amareggiata.
Tuttavia, fu solo col tempo, col passare dei giorni e con il susseguirsi degli avvenimenti, che compresi che quella fu per me una grandissima occasione di svolta.
Da sola, feci tantissime cose. Imparai molto, sperimentai emozioni speciali, migliorai il mio swahili tutt’oggi ancora elementare, ebbi occasione di fare lunghissime chiacchierate con le donne keniote ricoverate nell’ospedale e con i colleghi locali. Mi fu data l’occasione di vedere le cose da un altro punto di vista che prima, forse un po’ naturalmente chiusa nel nostro cerchio di wazungu, di bianche, non avevo avuto modo di considerare. Quel periodo fu il perfetto concludersi del cammino percorso nei mesi precedenti. Avevo visto colori, conosciuto storie e vissuto avventure non ripetibili, quasi non raccontabili. O per lo meno, non interamente comunicabili. Avevo abbracciato persone uniche, avevo stretto mani sagge e vissute. Avevo accolto alla vita bambini più leggeri di una piuma, dei minuscoli pesciolini neri sanissimi. Avevo accompagnato alla morte cuccioli bellissimi. Sembravano addormentati.

Il giorno della partenza, lasciando il St Orsola Mission Hospital di Matiri, appena fuori dal suo pesante e grande cancello verde, dal finestrino del pullman stracarico di gente sudata e bagagli, guardavo la suora salutarmi, in lacrime. Piansi, sentendo il cuore distruggersi in mille pezzi. In quel momento, capii che se fossi tornata in Italia per ricominciare a fare quel che avevo fatto fino a prima della partenza, per giunta nel medesimo ospedale, lo stesso di sempre, sarei certamente finita col soffocare.




giovedì 27 dicembre 2012

Buon Natale...e Buone Feste!

...anche se un po' in ritardo causa meritate ferie&riposo di questi giorni...


auguro a tutti voi 
un Buon Natale, 
Buone Feste 
e un Buon Anno Nuovo!

Chissà cosa ci porterà questa nuova era Maya...speriamo Amore, Rispetto, Coccole e Riposo :)



venerdì 16 novembre 2012

"Vi racconto l'Amore" si trasferisce...

Ho sempre scritto, in vita mia. 
L'ho sempre fatto, per passione, per divertimento, per evadere...più semplicemente, perché mi veniva naturale farlo. E non ho mai smesso.
Tranne negli ultimissimi mesi, nell'ultimo anno, per un serie di eventi e coincidenze con le quali non sto a tediarvi. 
Comunque.
Ci ho provato (o meglio, riprovato) dando vita a "Vi racconto l'Amore", con l'intento di raccogliere racconti di Vita, vita da ostetrica, e vita di madri, padri, figli. Qualcosa l'ho anche scritto, e pare sia piaciuto. Ma così non va. O meglio, così non vado io. Non funziono, non produco, non mi viene da scrivere nulla. Faccio fatica. E per quanto io possa amare smisuratamente il mio lavoro da ostetrica, la scrittura, per me, è altro, deve essere altro. Scollegata, fuori da ogni giudizio, irriverente, anche scomoda. Insomma, mia e reale. Se tutto questo resta connesso alla mia professione (e dunque anche professionalità), inevitabilmente mi sento investita di un ruolo anche qui, e per quanto positivo possa essere...io, qui dentro, ci vivo male. Non nuoto: annaspo. Non parlo: balbetto. Non cammino: inciampo.
Ecco perché ho deciso di trasferire "Vi racconto l'Amore". Cerco di ridare vita a quel che mi manca, ma che non ho perso, perché è sempre dentro di me. 
Agli affezionati dico "Non preoccupatevi, non ve ne andatevene". Nella nuova casa, troverete i racconti che avete già letto (non si cancella nulla!), ma anche molto, molto, molto di più. Ho tante cose, nei cassetti, a prendere polvere, che aspettano di vedere la luce. E cose nuove, certo, ansiose di venire al mondo. 
A tutti voi, benvenuti.


Buona lettura.




sabato 3 novembre 2012

"Spazio alle Mamme" !!

Ebbene sì, anche quest'anno a Canegrate (MI) riprendono gli incontri gratuiti per le mamme, grazie al progetto realizzato con Spazio Mondi Migranti di Parabiago in collaborazione con Associazione Gulliver di Canegrate.

Diversamente dall'anno scorso, il progetto è stato ampliato. Nasce così SPAZIO ALLE MAMME, non solo un percorso di sostegno in gravidanza, ma un luogo dedicato a tutte le mamme, future e neo, italiane e straniere, per conoscere, conoscersi, incontrarsi e parlare in libertà, scambiando idee, consigli, gioie e timori...scoprire di essere tutte uguali, semplicemente e meravigliosamente mamme! Insomma, un posto tranquillo e protetto, creato proprio per le donne in dolce attesa e le mamme di bimbi dai 0 ai 12 mesi. Insieme alle mamme, ci sarà sempre l'ostetrica (cioè io, la responsabile del progetto!) per poter anche rispondere a dubbi e perplessità.

Quando e dove?
Tutti i lunedì, dalle 13.30 alle 15.30
a Canegrate (MI) presso la sede dell'Associazione Gulliver
via Udine angolo via Zara, accanto alla pizzeria "Il Muretto"
a circa 300 m dalla stazione del treno

MAMME E CUCCIOLI...VI ASPETTIAMO!


Per maggiori info, potete chiedere a me, oppure contattare Spazio Mondi Migranti:
email: spaziomondimigranti@gmail.com 
cell: 3934896194


domenica 7 ottobre 2012

Allattando insieme

Ieri pomeriggio, a Monza, è stato davvero bello condividere un momento speciale con tante mamme, papà, bambini. 
Vederle allattare i loro cuccioli tutte insieme, alla luce del sole, sotto lo sguardo incuriosito (e anche intenerito!) dei passanti, mi ha commossa. Non siamo abituati a prenderci dei momenti di condivisione così, senza dover per forza organizzare qualcosa di grande, ma semplicemente stando insieme, sorridendo. Siamo stati proprio bene, e riguardare le foto mi rende felice.

Ringrazio tutti quelli che ci sono stati, le famiglie, le giornaliste che daranno risalto a questa bella iniziativa, la rappresentante di un'associazione di asili della zona, le colleghe venute da Bergamo. Alessandra, mia collega, amica e compagna di avventura, Silvia per le bellissime foto che ha scattato, e la mia mamma e il mio papà che sono sempre contenti di sostenere la loro figlia un po' pazza.


Qui, un video dell'evento, per capire quanto è stato bello esserci!
VIDEO DEL FLASH MOB ALLATTIAMO INSIEME




sabato 29 settembre 2012

Un flash mob per la Settimana dell'Allattamento Materno

La prima settimana di ottobre si festeggerà la Settimana dell'Allattamento Materno.

Allattare al seno, lo sappiamo, è una pratica antica almeno quanto l'uomo, naturale, preziosa ed economica, un metodo di cura alla base della sopravvivenza di tutti i mammiferi...bambini compresi!

Io e la mia collega Alessandra di MILELE abbiamo pensato di festeggiare con voi questa settimana speciale, coinvolgendo proprio tutti: mamme, papà, bambini piccoli ma anche più grandicelli, nonni, zii, amici, ostetriche, professionisti... Vi invitiamo tutti al
FLASH MOB ALLATTIAMO INSIEME!

Parlatene con le vostre amiche, invitate chi volete. Più siamo, meglio è!





















QUANDO E DOVE?
Sabato 6 ottobre alle ore 16.00 a Monza, alla fontana in Largo Mazzini (davanti alla Rinascente), per ALLATTARE INSIEME ALL'ARIA APERTA.
Vi aspettiamo TUTTI, mamme papà e bebè, ma anche chi non allatta più, e tutti quelli che condividono i nostri ideali, credendo nella libertà di scelta e di azione, rispettando la salute del bambino. 

COME FUNZIONA?
Il flash mob non è una manifestazione, ma un'azione apparentemente non organizzata, che deve coinvolgere tante persone contemporaneamente, e cattura l'attenzione dei passanti. Il ritrovo è alle ore 16.00 a Monza tra la fontana della Rinascente e i muretti in via Italia (zona negozio Sephora, per capirci!). Ognuno potrà scegliere di posizionarsi dove vuole, in piedi, o comodamente seduta sui muretti. L'evento scatterà poco dopo, all'arrivo di un segnale (tenetevi pronte!!!)

PER LE MAMME:
- se state allattando al seno, parteciperete allattando il vostro bambini
- se non state più allattando, potete partecipare mostrando la stampa grande di una vostra vecchia foto di allattamento (dimensioni tipo A4, non ci interessa che sia carta fotografica!), come la mamma con il cartellone nella foto
- se non avete potuto allattare per mancanza di un giusto sostegno, ci piacerebbe avervi con noi, mostrando un cartellone con scritti vostri brevi pensieri a sostegno dell'allattamento

PER LE OSTETRICHE O ALTRI OPERATORI DEL SETTORE:
potete partecipare con un cartellone/striscione/foglio (dimensioni libere) con scritto "IO SOSTENGO L'ALLATTAMENTO AL SENO", firmando sotto indicando la vostra professione e il vostro nome (es: Ostetrica Anna, Infermiera Sara, Educatrice Maria...)

PER LE MAMME OSTETRICHE:
...bè, scegliete voi, o fondete tutte le opzioni! :)

VI ASPETTIAMO!!!

sabato 4 agosto 2012

MILELE anche a Seregno!


***aggiornamento giugno 2020***
Il centro Mamma pret-a-porter è stato chiuso, ma potete contattarmi per conoscere tutte le mie altre attività, i corsi e l'assistenza ostetrica a Seregno e dintorni.
ostetrica.eleonora@gmail.com




Da settembre, avrò l'onore e il piacere di essere l'ostetrica referente del centro Associazione culturale Mamma prêt-à-porter, a Seregno.
Il centro, punto di riferimento per tante mamme e bambini della zona, ospita ed organizza tante iniziative, incontri e corsi a sostegno e tutela della maternità, in collaborazione con tanti esperti e professionisti del settore materno-infantile. E neanche a dirlo, la location è davvero meravigliosa!!! Fate un salto per crederci, l'atmosfera è incantevole. Venite a trovarci, anche solo per scambiare due chiacchiere con la presidentessa dell'Associazione, sorseggiando un buon tè. 
Mamma prêt-a-porter lo trovate in via Tasso 59 a Seregno. 
Questo è il sito: http://www.mammapretaporter.it/ , attualmente in aggiornamento (seguitelo per essere sempre aggiornate, o scrivere a info@mammapretaporter.it per ricevere la newsletter con tutti gli aggiornamenti).

Queste le mie attività al centro:



VI ASPETTO A SETTEMBRE!