Visualizzazione post con etichetta piccole donne crescono. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta piccole donne crescono. Mostra tutti i post

sabato 7 dicembre 2013

Felicità prenatalizie

Fatica, lavoro, soddisfazioni, difficoltà, gioie, divertimento... Mesi intensi, carichi, pieni di cose e di cose da fare...che mi impongono riposo con una bella influenza proprio in questo periodo prefestivo! 
Ma anche se la salute se ne va per un attimo, l'entusiasmo non cala! Sono soprattutto due le cose che voglio raccontarvi oggi, le novità che riempiono di gioia la mia vita.

Innanzitutto...da gennaio, sarò docente del percorso di formazione F.I.D.-O.N. (Formazione Italiana Danzaterapia Operatori Nascita metodo Maria Fux), accanto alla meravigliosa danzatrice e danzaterapeuta Barbara Turchi, e a tutti gli altri docenti di questo percorso del corpo e dell'anima. E' un percorso dedicato a chi si occupa di maternità e di "arti del cuore", cliccando qui potrete trovare tutte le informazioni, anche per potersi iscrivere. Se avete tempo, voglia e risorse da investire in un nuovo percorso di studi, ve lo consiglio davvero...è un'opportunità di crescita innanzitutto personale, e anche da un punto di vista professionale.



giovedì 14 novembre 2013

Ascoltarsi. Sentirsi. Amarsi.

Settimana scorsa si è concluso il mio primo corso dedicato al benessere femminile e alla ginnastica del pavimento pelvico. Sei donne (me compresa), insieme per sei incontri. Molte donne mi chiedono "Ma cosa si fa al corso del pavimento pelvico??". Mi verrebbe da rispondere...di tutto un po'! 
Ci sono donne che mi contattano perché sanno di avere un problema da risolvere (perdite di pipì, o dolore ai rapporti...) oppure per conoscersi, e sperimentare questa ginnastica che fa tanto bene a tutte e che può migliorare la vita di coppia (sì, avete capito bene...allenare i muscoli di vagina&co migliora la vita sessuale!). 
E' da un po' che mi occupo di perineo&benessere, ma con una donna alla volta, in ambulatorio. Questo era il primo corso, e - orgoglio personale - devo dire che è stato un successo. 
Abbiamo fatto ginnastica, abbiamo allenato il nostro perineo, e abbiamo anche raggiunto l'obiettivo di risolvere i problemi e i disturbi... Abbiamo sicuramente parlato tanto, tantissimo, di benessere, vita di coppia, sesso, nascite dei bambini, gravidanze... Ma più di ogni cosa, ci siamo ascoltate. E sentite. 

"Cosa si fa al corso del pavimento pelvico??"
Ci si riscopre. Si impara ad ascoltare il proprio corpo, in una zona troppo spesso dimenticata e sottovalutata. Si impara a percepire cosa accade ad alcuni importantissimi muscoli del nostro corpo mentre camminiamo, mentre facciamo le scale, mentre scriviamo al computer, mentre siamo in coda a fare la spesa, mentre danziamo. Quando siamo felici o arrabbiate. Si impara a muovere ed allenare i muscoli che circondano ed abbracciano il nostro femminile...si scoprono gli inimmaginati (e a volte inimmaginabili!) poteri della Vagina! Insomma, si impara ad amarsi un po', come diceva Battisti.

La cosa più bella è stata concludere il corso ascoltando le parole di felicità delle partecipanti: hanno raccontato di sentirsi più consapevoli di se stesse e del proprio corpo, di aver scoperto cose meravigliose e mai sentite prima...di stare bene.

Ed io sono stata bene con loro, e non vedo l'ora di iniziare con un nuovo corso!


I corsi per il pavimento pelvico sono a Seregno, 
il lunedì sera 21.00-22.00, e il giovedì mattina 8.45-9.45. 
Scrivete per info ed iscrizioni!

venerdì 19 luglio 2013

Il corpo che sa

Mi capita molto spesso di essere contattata da mamme in dolce attesa in ricerca di informazioni su corsi di movimento, ginnastica, yoga, acquaticità o pilates dedicato al momento della gravidanza.
Personalmente, quello del lavoro corporeo è un campo che mi interessa moltissimo: non è a caso che ho deciso di dedicarmi alla educazione e riabilitazione del pavimento pelvico, che sto frequentando una scuola di danzaterapia per il percorso nascita, che da un paio d'anni conduco corsi di movimento per le pance... 
Più proseguo in questa stupenda ed immensa professione di Vita che è l'Essere Ostetrica, più sto accanto alle Donne, più il mio Corpo mi chiama per occuparmi di lui. 

Sono fermamente convinta che per poter stare accanto agli altri, occorre partire da se stessi. E' una cosa che qualcuno mi aveva raccontato, tempo fa. Ma è solo vivendolo come un'esigenza, un bisogno naturale, è l'avvertirlo come il normale prolungamento (o punto di partenza?) di quello che è il mio lavoro, che gli consente di manifestarsi a pieno.
Così, prima di stare con gli altri, capisco di dover stare con me stessa. Prima di far danzare, danzo. Prima di essere riabilitatrice delle mie donne, lo sono di me stessa.

Qualche giorno fa, alle donne del mio corso di accompagnamento alla nascita, concludendo l'incontro dedicato all'allattamento al seno, ho fatto loro un augurio: non di allattare, non di non vivere difficoltà o di non avere ragadi, ma semplicemente di essere sempre con loro stesse, in sintonia ognuna con il proprio corpo. Di ascoltarlo ed ascoltarsi. Perché il nostro corpo sa, e non dobbiamo fare altro che seguirlo, per avere tutte le risposte che cerchiamo.

venerdì 8 marzo 2013

Donna, ostetrica e fiera


Oggi ho rivisto una foto di qualche tempo fa. Ci sono io insieme ad un gruppo di colleghe durante un corso di formazione sulla conduzione dei corsi di accompagnamento alla nascita. Quella fu per me un'occasione di scoprire ed aprire gli occhi su me stessa e sui miei desideri. Fu infatti durante quel corso che compresi veramente e con coscienza che avrei realmente intrapreso la libera professione.

Ora ripenso a quanto fossi dubbiosa e scoraggiata, non troppo tempo fa, all'idea di intraprendere la professione dell'ostetrica nel modo in cui volevo farlo io, da libera professionista, per aiutare le mamme in un modo che mi appartiene, quello della vicinanza, del contatto, dell'incontro. Il modo del prendersi del tempo, tanto tempo prezioso da dedicare ad una singola mamma, a casa sua, giorno dopo giorno, camminando insieme... Pensavo che per creare un percorso diverso, in grado di affiancare l'assistenza ospedaliera, bisognasse essere ostetriche grandi, conosciute, quasi famose... Mi dicevo “Ma chi mai si metterà ad ascoltare una giovane sbarbata come me?”. Questo è quello che mi era sempre stato detto, ed è quello che molte colleghe oggi continuano a dire: per lavorare fuori dall’ospedale, occorre prima aver avuto una grande esperienza in ospedale. Niente di più falso, parola di testimone.

Per quanto impegnativo e difficile possa essere muovere i primi passi nel mondo della libera professione ostetrica, un mondo che durante gli anni di studio universitario viene visto e dipinto come un’irraggiungibile chimera, ho scoperto che, semplicemente, come in tutte le cose, basta esserci. Esserci al 100%, con le donne e per le donne, con professionalità e competenza, accompagnando con rispetto, senza giudicare, lasciando da parte la fretta. Occorre non smettere mai di studiare, formarsi ed informarsi, ma soprattutto occorre saper ascoltare e rispettare. Si deve essere pronti a cambiare, per crescere come persone e come professioniste. Crescere come donne, in mezzo ad altre donne. Cambiando idea, esplorando nuove prospettive, abbandonando certezze per abbracciare più ricchi e vasti orizzonti. Occorre essere in ascolto e in apertura.

Io credo che qualsiasi ostetrica dovrebbe essere questo, o almeno provarci. Per poter essere così, io ho bisogno di essere libera.

Più vado avanti, nonostante la fatica e la stanchezza di alcuni giorni, le sveglie presto tutte le mattine, i pasti saltati, le corse in auto, il lavoro fino a sera tardi e i progetti sempre nuovi da definire davanti al computer a notte inoltrata, capisco che sono contenta, e per una volta lo voglio proprio dire: sono fiera di me. E come potrei non esserlo, con le emozioni che le famiglie che incontro mi regalano?

mamma Eleonora e io


BUON 8 MARZO A TUTTE LE DONNE...
...che voi possiate sempre inseguire 
i vostri sogni più grandi...

lunedì 11 febbraio 2013

In silenzio, nella neve

Oggi nevica. Ha nevicato un po' ovunque, e qui da me è tutto coperto da venti buoni centimetri di una neve bianca e soffice. 
Tutto sommato, mi piace quando nevica. Mi piace il silenzio che naturalmente scende su ogni cosa, e cala piano, insieme ai fiocchi più grossi e pesanti. Fa quasi sparire anche il freddo.
Ogni volta che cammino nella neve, da un anno a questa parte, penso a voi. Penso al silenzio carico di emozione che mi accompagnava mentre camminavo sotto la neve per venirvi a trovare. Penso alla piccola, ancora nella pancia della sua mamma. Ripenso alle parole, ai gesti e agli sguardi, a questa amicizia speciale che mi ha reso zia di una bambina stupenda. La vostra bambina. E allora continuo a camminare nella neve, passo dopo passo, in silenzio. E mi sento felice.


mercoledì 6 febbraio 2013

Un pomeriggio con le studentesse ostetriche

Oggi è il 6 febbraio, la giornata mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili.
Ieri, in occasione di questo evento, sono stata ospitata dall'Università degli Studi di Milano-Bicocca, la mia "vecchia" scuola, per un incontro con le studentesse dell'ultimo anno del Corso di Laurea in Ostetricia, per affrontare insieme il tema delle MGF.

La prima cosa - molto professionale - che ho pensato varcando la soglia dell'aula 2 dell'edificio U8,  è stata "Minchia, che revival!". Ritornare in università, ma questa volta dall'altra parte, sedendo in cattedra e non sui banchi, devo ammetterlo, è stato strano. Ma bello. Spero di aver trasmesso qualcosa alle studentesse, anche portando loro la mia esperienza da volontaria in Africa e di ostetrica condotta che qui in Italia lavora molto con le donne migranti.

Negli occhi delle mie future colleghe mi è sembrata di scorgere una luce, una fiamma particolare, un'energia cosmica che neanche la preparazione e l'ansia per l'esame più difficile del semestre è in grado di smorzare fino in fondo. E anche se è da poco che ho lasciato l'ambiente universitario da studentessa, guardare nei loro occhi mi ha commossa. Mi hanno ricordato me stessa all'inizio dell'ultimo anno, presa, indaffarata, schizzata e ansiosa, spesso intrattabile e nervosa per via dello stress e dei ritmi a cui l'università mi sottoponeva, ma con dentro una voglia bestiale di iniziare e finire questa benedetta tesi, passare l'Esame di Stato e finalmente mettermi seriamente in gioco in prima linea, con le donne, per le donne.

Come ho detto ieri a tutte loro, io sono positiva: il periodo storico non è dei più favorevoli, le strutture ospedaliere non sono in grado di sostenere assunzioni, i tagli ai progetti e al personale gravano fortemente sulla qualità dell'assistenza, mettendo in crisi insieme le professioniste e le famiglie. Ma sono positiva. La mia Università ha introdotto novità, come le nuove possibilità di tirocinio al di fuori dell'ambito ospedaliero per assaporare l'assistenza sul territorio e a domicilio. E' un buon segno, si sta seminando. E sono certa che le ostetriche giovani, come me, e le future colleghe possano davvero essere un buon terreno fertile per nuovi frutti. Ma abbiamo anche bisogno dello sguardo e delle mani esperte delle colleghe più grandi, le "anziane": abbiamo bisogno che ci sostengano in questo cambiamento, abbiamo bisogno di essere unite, tutte, in una grande sorellanza di donne ostetriche.

sabato 12 gennaio 2013

Scegliere


Oggi è una di quelle giornate dal chiodo fisso. Il mio chiodo fisso di oggi è quello della scelta. 
Nella mia professione, accanto a donne, madri, padri, famiglie, mi capita quotidianamente di parlare di scelte, proporre alternative, valutare strade, e cercare di guidare e condurre per mano nel modo più neutrale possibile, limitandomi a fornire informazioni, e provando insieme a chi mi sta di fronte a setacciare le possibilità e ricercare la scelta migliore per loro in quel momento, quella che magari non andrebbe assolutamente bene per un'altra coppia, ma che per loro sembra essere proprio speciale. Perché possano avere la loro chance per essere felici. Perché possano veramente sentirsi attivi e viversi, partecipi e consapevoli, nel percorso di diventare genitori.

Nella vita di ogni giorno, tutti noi ci troviamo di fronte a delle scelte: facili, difficili, impossibili, interessanti, pessime, invidiabili, inevitabili.
Nella mia piccola vita da ostetrica, mi sono trovata nelle condizioni di fare piccole grandi scelte, insieme professionali e di vita.

Oggi io sono una libera professionista. In realtà, è quello che sono sempre stata, fin da subito, dopo la laurea, dopo l'Africa.
Per me, e solo per me, per il mio cuore e per la mia testa, questo è il mio miglior modo possibile di essere ostetrica. Nel dire questo, lungi da me qualsiasi tipo di giudizio. Non si tratta di fare distinzioni, dare meriti o demeriti tra chi lavora come dipendente in ospedale o in consultorio e chi svolge la libera professione. Si tratta di collaborare, ognuno a modo proprio, ognuno secondo i propri canali e le proprie possibilità, a rendere migliore il mondo dell'assistenza alla genitorialità. Ampliare le possibilità, migliorare i servizi, ponendo al centro sempre la coppia e la famiglia, il loro benessere, le loro scelte.
Ognuno deve essere prima di tutto onesto con se stesso e seguire il proprio percorso, trovare la propria dimensione. E' importante poter trovare una modalità, la propria modalità che consenta ad ogni singola ostetrica di esprimersi al massimo e al meglio, per essere quella meravigliosa compagna e guida che tutte le mamme, i papà e i bambini vorrebbero incontrare.

Personalmente, la realtà ospedaliera non ha mai fatto al caso mio. Già dal tirocinio universitario (che ho amato, e non ringrazierò mai abbastanza l'ospedale San Gerardo di Monza e le sue ostetriche per quello che ho imparato) sentivo che qualcosa non andava. Una sorta di feeling mal riuscito, nonostante il buon rapporto con le ostetriche, il grande impegno e i buoni risultati sul campo concretizzatisi in grandi felicità, soddisfazioni e valutazioni delle tutor sempre positive.
La routine era la prima cosa che faticavo a sopportare. Ed inevitabilmente, lavorando in una struttura, sia essa un ospedale o un ufficio, la routine è importantissima, e va rispettata per ottimizzare le risorse e migliorare la qualità. Io, però, non mi sentivo padrona del mio tempo. Detestavo il mare di scartoffie ed obblighi burocratici a cui badare, dal momento che questo sottraeva tempo ed energie a quello che avrei voluto fare di più: stare con le mamme e i loro bambini. 
Mi dispiaceva poi dover finire il turno e sapere che se fossero stati dimessi durante un mio riposo, non avrei mai più saputo nulla di loro. Mi sembrava così strano aver condiviso qualcosa di così grande e bello, e finire inevitabilmente col perdersi per sempre, perdere nella mia mente il suono della loro voce, l'immagine dei loro volti emozionati, il profumo dolce del loro bambino. E sicuramente anche i loro nomi. Mi faceva impazzire l'idea che, un giorno, camminando per il centro di Monza, avrei potuto incontrarli, non riconoscerli, o magari fingere di non conoscerli, forse per noia o per pigrizia. E viceversa. 
Così, per tentare di ingannare la mia pessima memoria, iniziai a tenere un piccolo registro segreto delle nascite che assistevo. Provavo ad annotare tutto, comprese le mie emozioni. Ma scrivere in maniera forzata, sotto "dettatura", fosse anche di me stessa, non è da me. Non rendeva. Abbandonai il progetto poco dopo.
Di quelle nascite assistite, mi è rimasta sicuramente l'esperienza, e l'emozione generale, confusa, di tutte, con qualche storia e immagine particolare che spicca a caratteri più limpidi in mezzo alle altre.

La mia memoria è un flop totale. Ricordo bene quel che devo fare, appuntamenti, promemoria e tutto, che quasi potrei non avere un'agenda. Ricordo le cose che ho studiato e che mi aiutano nella professione. Ricordo benissimo i testi delle canzoni e delle poesie. Non sono capace di ricordare le date, e puntualmente dimentico il compleanno di qualcuno. In realtà ricordo solo il mio, quello dei miei genitori, mio fratello, il mio moroso. Fatico a ricordare gli eventi, i volti, le persone, i nomi. Anche le esperienze più belle ed emozionanti, nella mia mente sono spesso destinate a sbiadire, come i contorni di una foto di molto tempo fa. Gli avvenimenti si confondono, i confini sfumano. Le storie reali, almeno per il tempo in cui le vivo, voglio che siano totali. Totalmente piene, cariche, luminose. Non mi piace accontentarmi. I ricordi si affievolirebbero ancor prima.

La mia memoria è un flop totale, ma c’è un luogo nel mondo che sembra essere immune alla sua corrosione: l’Africa, la casa delle esperienze più forti ed accecanti.
Dopo altri due periodi di volontariato, conseguita la laurea, a gennaio finalmente partii realizzando il sogno di una vita: fare l’ostetrica in Africa. Per la precisione, tornai ancora una volta in Kenya, accompagnata da due colleghe con cui avevo condiviso il duro periodo degli studi universitari.
Dal punto di vista professionale, e non solo, l’Africa mi ha posto di fronte ad un grande bivio. A pochi giorni dalla conclusione del terzo mese di permanenza, mentre ci apprestavamo a vivere l’ultimo, intenso periodo di lavoro, arrivò la chiamata che segnò il nostro destino. Per un’inspiegabile ragione, nonostante le raccomandazioni di non considerare la nostra presenza prima della data del nostro effettivo rientro in Italia, fummo contattate dall’ospedale per coprire un posto di lavoro a tempo determinato. La prima a cui toccò la patata bollente fui io, poiché più in alto in graduatoria delle tre. Chiamarono il 6 aprile, giorno della vigilia del mio compleanno. Mi sembrava un complotto, una beffa, un assurdo e quanto mai perfido scherzo del destino. Il giorno prima dei festeggiamenti mi si poneva di fronte alla scelta di abbandonare il progetto di quello che era, per me, il sogno di una vita intera, un qualcosa, un desiderio o un richiamo le cui origini nemmeno mia madre ricorda, in cambio di un ambito posto di lavoro che mi avrebbe permesso per molti mesi di fare esperienza, imparare, guadagnare. Avevo ventiquattro ore di tempo per decidere. Già, perché non presi subito la decisione.

Passai ventiquattro ore a parlare da sola, delirare, imprecare, cercare consiglio e rifugio in mia madre e in mio padre, con la sensazione di avere una bomba sotto al culo, pronta ad esplodere al minimo cenno di insicurezza.

Dopodiché, decisi. O meglio, con l’aiuto da casa, trovai il coraggio per rendere nota la mia decisione, metterla nero su bianco, e comunicarla all’ospedale. Rifiutai quel posto di lavoro. Non volevo andarmene e abbandonare il lavoro che avevo da fare, non volevo lasciare l’Africa, non volevo tradire il mio sogno, nonostante la partenza sarebbe stata di lì a un mese.
Mi sentivo sollevata. Mi sentivo un po’ folle, probabilmente completamente incosciente. Ma ero felice. E del resto, mi dicevo, non avevo una famiglia da mantenere, un lavoro l’avrei trovato comunque, prima o poi.
E, diciamocelo, la voglia di accettare un posto di lavoro in quell’ospedale che conoscevo già a menadito non era nulla di che. Iniziai a chiedermi per quale motivo avessi fatto il colloquio prima di partire.

Così, dopo la mia rinuncia, la palla rimbalzò all’altra collega, che accettò di tornare in Italia.
Poco tempo dopo, per questioni personali, anche l’altra collega decise di tornare prima del tempo, ed io rimasi sola, un po’ impaurita, delusa e amareggiata.
Tuttavia, fu solo col tempo, col passare dei giorni e con il susseguirsi degli avvenimenti, che compresi che quella fu per me una grandissima occasione di svolta.
Da sola, feci tantissime cose. Imparai molto, sperimentai emozioni speciali, migliorai il mio swahili tutt’oggi ancora elementare, ebbi occasione di fare lunghissime chiacchierate con le donne keniote ricoverate nell’ospedale e con i colleghi locali. Mi fu data l’occasione di vedere le cose da un altro punto di vista che prima, forse un po’ naturalmente chiusa nel nostro cerchio di wazungu, di bianche, non avevo avuto modo di considerare. Quel periodo fu il perfetto concludersi del cammino percorso nei mesi precedenti. Avevo visto colori, conosciuto storie e vissuto avventure non ripetibili, quasi non raccontabili. O per lo meno, non interamente comunicabili. Avevo abbracciato persone uniche, avevo stretto mani sagge e vissute. Avevo accolto alla vita bambini più leggeri di una piuma, dei minuscoli pesciolini neri sanissimi. Avevo accompagnato alla morte cuccioli bellissimi. Sembravano addormentati.

Il giorno della partenza, lasciando il St Orsola Mission Hospital di Matiri, appena fuori dal suo pesante e grande cancello verde, dal finestrino del pullman stracarico di gente sudata e bagagli, guardavo la suora salutarmi, in lacrime. Piansi, sentendo il cuore distruggersi in mille pezzi. In quel momento, capii che se fossi tornata in Italia per ricominciare a fare quel che avevo fatto fino a prima della partenza, per giunta nel medesimo ospedale, lo stesso di sempre, sarei certamente finita col soffocare.




sabato 4 agosto 2012

MILELE anche a Seregno!


***aggiornamento giugno 2020***
Il centro Mamma pret-a-porter è stato chiuso, ma potete contattarmi per conoscere tutte le mie altre attività, i corsi e l'assistenza ostetrica a Seregno e dintorni.
ostetrica.eleonora@gmail.com




Da settembre, avrò l'onore e il piacere di essere l'ostetrica referente del centro Associazione culturale Mamma prêt-à-porter, a Seregno.
Il centro, punto di riferimento per tante mamme e bambini della zona, ospita ed organizza tante iniziative, incontri e corsi a sostegno e tutela della maternità, in collaborazione con tanti esperti e professionisti del settore materno-infantile. E neanche a dirlo, la location è davvero meravigliosa!!! Fate un salto per crederci, l'atmosfera è incantevole. Venite a trovarci, anche solo per scambiare due chiacchiere con la presidentessa dell'Associazione, sorseggiando un buon tè. 
Mamma prêt-a-porter lo trovate in via Tasso 59 a Seregno. 
Questo è il sito: http://www.mammapretaporter.it/ , attualmente in aggiornamento (seguitelo per essere sempre aggiornate, o scrivere a info@mammapretaporter.it per ricevere la newsletter con tutti gli aggiornamenti).

Queste le mie attività al centro:



VI ASPETTO A SETTEMBRE!


mercoledì 4 luglio 2012

Seguire l'onda

Può sembrare strano, ma se c'è una domanda a cui proprio non so rispondere, è la seguente:
"Perché hai scelto di fare l'ostetrica?"

Certe cose non le scegli. Semplicemente, le senti. Magari ti capita di incrociarle, anche per caso. Ti fermi a guardarle e allora sì, qualcosa di meraviglioso accade, e sai di non poter ignorare una certa strana magia. 
Del resto, il pittore sceglie forse di dipingere?




lunedì 4 giugno 2012

Essere ostetrica, diventare zia

Oggi ho passato un bella giornata. Dopo la solita sveglia delle 6, la colazione ancora da addormentata, il viaggio in auto, la mattinata passata in Mater Domini per assistere la ginecologa durante la seduta chirurgica delle colposcopie (dove c'è sempre qualcosa di nuovo ed interessante da imparare!), sono andata a trovare due mie "nipotine".
Essere un'ostetrica condotta ti porta ad entrare in punta di piedi nelle case delle persone, e accade che diventi un po' parte integrante della loro famiglia. 
Io lo faccio per passione, per lavoro, e mi sembra la cosa più naturale del mondo stare loro vicina, sentire come stanno, andarle a trovare, rispondere ai loro sms in caso di dubbio... Eppure, forse, non lo è.
Del resto, è proprio per questo che ho deciso di non lavorare in ospedale. Stare sul territorio mi piace, e ogni giorno scopro che ce n'è veramente bisogno. Sapere di avere qualcuno di fidato a cui poter chiedere in caso di bisogno, forse è già un ottimo punto di partenza, una sorta di garanzia. Avere la mente serena per il semplice fatto di sapere di avere un cuscino morbido su cui poter atterrare... Insomma, una cosa che molte mamme cercano.
E' proprio una cosa così semplice, banale, scontata? Forse no.

L'affetto che incontro negli occhi e nei cuori dei genitori che conosco ed assisto mi commuove e mi emoziona ogni volta. Dal semplice gesto di ricevere sul cellulare le foto dei cuccioli che crescono, o un commento dolce su facebook, alla meraviglia di essere chiamata "la zia Ele" e di essere invitata al battesimo del bebè. Ed è proprio lavorando sul territorio, da libera professionista, ricalcando le orme delle mie antenate, le ostetriche condotte, che per me è possibile entrare davvero in contatto, in intimità e complicità con le donne, ascoltare i loro bisogni, sapere come rispondere nel migliore dei modi, trovare passo dopo passo la giusta via per accogliere, accompagnare, sostenere.

Quello che faccio io per loro, per voi, mi appare ovvio, giusto, dovuto, scontato, indispensabile, buono. E l'affetto che ricevo in cambio è enorme e meraviglioso! Non riesco più ad immaginare la mia vita senza questi gesti quotidiani, senza lo scambio di attenzioni, senza il pensiero di tutti questi cuccioli, delle loro mamme e dei loro papà che affolla la mia mente dai primi minuti del mattino, fino a poco prima di addormentarmi.
Essere ostetrica significa portare il lavoro a casa. Perché, prima di tutto, lo porti nel cuore.





E' nato MILELE!

Ciao a tutti! E' con immensa gioia che vi comunico la nascita di MILELE.


MILELE è un progetto di assistenza ostetrica. Grazie all'impegno mio e dell'ostetrica Alessandra Beretta di Monza, collega e amica, abbiamo deciso di unire le nostre forze, il nostro sapere e la nostra passione per poter arrivare a sostenere ed aiutare ancora più donne, ragazzi, madri, padri e i bambini della Brianza.

Di cosa ci occupiamo? Di tutto ciò di cui si occupa un'ostetrica, è chiaro!
Per conoscerci meglio, seguiteci sul nostro blog http://ostetrichemilele.blogspot.it/, o sulla nostra pagina facebook "MILELE - ostetriche con te".

Abbiamo bisogno del vostro sostegno per crescere e raggiungere chiunque abbia bisogno di noi!
Grazie a tutti!